CONFERENZA DEI PRESIDENTI
DELLE ASSEMBLEE LEGISLATIVE
DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME

News

Coordinatore

30-05-2006 - Strasburgo, 30 maggio 2006

Prospects for regionalisation in Europe

Signor Presidente, Colleghi,



il rapporto Van Cauwenberghe sullo stato e le prospettive del regionalismo in Europa mette in seria evidenza come ad oggi manchi un vero strumento giuridico del Consiglio d’Europa a protezione dell’autonomia regionale.



È preoccupante che il percorso avviato con la Conferenza di Ginevra per l’approdo ad una Carta dell’Autonomia regionale abbia ancora una volta trovato bocciatura.



Le ragioni sono varie e già ben rappresentate nel rapporto Van Cauwenberghe, e vanno dai timori separatisti alla difesa tout court della sovranità nazionale da possibili rivendicazioni che abbiano valore giuridico; dalla sfiducia nei confronti delle autonomie regionali di poter e saper gestire situazioni complesse alla constatazione di esperienze pregresse di inefficienze ed incapacità in alcune realtà regionali; dalle realtà più nuove che vedono il regionalismo ancora come qualcosa di lontano da venire ai timori che un nuovo strumento giuridico influenzi delle riforme nazionali in corso; e così via



Abbiamo davanti a noi l’obiettivo della Conferenza di Valenza del 2007 dobbiamo in questa sfida coinvolgere tutti i livelli regionali esistenti, perché tutti importanti e portatori di capacità peculiari.



L’autonomia regionale e locale è lo strumento privilegiato attraverso il quale una società può arricchire la propria essenza democratica e raccogliere le nuove sfide, come la scelta del legittimo percorso verso una buona governance democratica o la risposta alla legittima necessità di affrontare e trattare gli affari pubblici ad un livello il più vicino possibile ai cittadini. E il mezzo che sempre più sembra ormai indispensabile per il raggiungimento della good governance è il conseguimento del giusto equilibrio di coinvolgimento – con il sostegno dei Governo nazionali e delle Istituzioni europee – dei poteri regionali, che sempre più sembrano offrire la dimensione appropriata per l’ingresso (entry level) nel processo democratico.



La Conferenza dei Parlamenti regionali italiani, che qui rappresento, è nata agli inizi degli anni Novanta, formalizzando l’avvio in Italia di una stagione politico-istituzionale di riforme che l’hanno vista impegnata in prima linea nel processo di consolidamento e sviluppo della dimensione regionale, come sede di raccordo per gli opportuni coordinamenti e scambi di esperienze per migliorare le attività che competono alle Assemblee legislative.



Coscienti al contempo del ruolo specifico dei Legislativi regionali e della portata generale dei nostri compiti, ci siamo resi protagonisti di un grande lavoro di cucitura istituzionale volto a rappresentare le nostre ragioni: la promozione di un federalismo vero, solidale, sussidiario, per territori che devono competere sempre più su una dimensione sempre più globale. Per far questo occorre superare anche il declino della fiducia dei cittadini nei confronti delle Istituzioni politiche e della partecipazione al processo democratico.



A questo arduo e complesso percorso per il rafforzamento del regionalismo in Europa, la Conferenza italiana intende partecipare anche attraverso proposte pratiche di progetti congiunti con il Congresso dei poteri regionali e locali, e con la Camera delle Regioni, nostro naturale interlocutore, il cui nuovo Presidente, …………, saluto.



Intanto, ritengo che scopo comune della Conferenza e del Congresso – anche al fine di cui sopra - sia quello di rafforzare la presenza delle Assemblee regionali nel Consiglio d’Europa e, più in generale, nelle opportune sedi istituzionali europee dove esse non sono ancora rappresentate. Mi riferisco in particolare alla presenza di rappresentanti delle Assemblee regionali all’interno dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa – dove ad oggi sono rappresentati solo parlamentari nazionali delegati da ciascun Paese membro. Penso che si possa lavorare insieme perché il ruolo venga riconosciuto a livello europeo. Questo, pertanto, potrebbe essere il primo punto di un percorso di collaborazione.



Un secondo punto su cui mi sembra possa esserci materia per un comune operato è il rafforzamento della regionalizzazione e della cooperazione interregionale in Europa attraverso l’approvazione della Carta europea dell’Autonomia Regionale. I tempi sembrano ormai maturi perché si superi in Europa il concetto ampio di autonomie locali e si precisi la differente identità tra realtà regionali e locali. A tale proposito la Conferenza intende offrire il proprio appoggio e contributo portando l’esperienza e la specificità delle realtà parlamentari regionali italiane e sottolineando l’importanza della messa in comune e della valorizzazione delle esperienze di autonomia regionale.



L’auspicio è dunque che, attraverso un lavoro sinergico, si possa giungere alla approvazione della Carta Europea dell’Autonomia Regionale alla prossima Conferenza ministeriale sull’autonomia regionale che si terrà a Valenza nell’autunno 2007. Al fine del risultato, si può anche pensare di prevedere un système à la carte che permetta a certe condizioni agli Stati di ratificare unicamente le disposizioni che essi stimano adattarsi meglio al proprio ordinamento giuridico ed alla loro organizzazione amministrativa e territoriale.



Ribadisco da ultimo la nostra piena disponibilità – come Assemblee legislative italiane – a lavorare insieme alla Camera delle Regioni del Congresso per il raggiungimento del comune obiettivo di una Carta europea dell’Autonomia regionale.