CONFERENZA DEI PRESIDENTI
DELLE ASSEMBLEE LEGISLATIVE
DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME

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Coordinatore

31-05-2006 - Strasburgo, 31 maggio 2006

The Adriatic Euroregion

13th PLENARY SESSION OF THE CONGRESS OF LOCAL AND REGIONAL AUTHORITIES

COUNCIL OF EUROPE (Strasbourg, Palais de l’Europe)

31 maggio 2006

PLENARY SESSION

“The Adriatic Euroregion”

Sala Emiciclo

Alessandro Tesini

President of the Conference of the Italian Regional Councils

President of the Friuli Venezia Giulia Regional Council





Presidente Di Stasi, Colleghi,



la mia presenza qui oggi, ospite alla tredicesima Sessione plenaria del Congresso delle Autorità locali e regionali del Consiglio d’Europa, testimonia da sé quanto il Congresso sia un partner istituzionale di grande importanza per tutte le realtà istituzionali regionali e locali.



Al Presidente Di Stasi, che ringrazio per l’invito, vanno riconosciute doti di lungimiranza e di attitudine a individuare gli sviluppi possibili e auspicabili di una determinata situazione storica e politica. Mi riferisco all’intuizione dell’Euroregione, progetto di grande rilievo politico e strategico, nuovo e più duttile strumento di cooperazione interregionale che coinvolge sia i Paesi dell’Unione europea che i Paesi confinanti o dirimpettai, favorendo il miglioramento delle relazioni istituzionali, politiche ed economiche tra realtà locali, regionali e nazionali dei Paesi coinvolti.



Alcune aree del continente europeo hanno un’importanza geopolitica crescente e, dunque, l’istituzione in esse di Euroregioni potrà contribuire in modo rilevante ad assicurare la pace, la stabilità e la sicurezza attraverso il rafforzamento della democrazia dal basso, la migliore tutela dei diritti umani, il maggiore protagonismo dei cittadini e della società civile, il rafforzamento del dialogo interculturale e interreligioso; ma anche e soprattutto occorre lavorare sul fronte della competitività dei nostri territori e del miglioramento degli scambi e delle relazioni tra loro.



Il valore dell’Euroregione sta nell’unione di forza tra i livelli centrale, regionale e locale finalizzata a rafforzare la stabilità dell’area, assicurarne la coesione economica e sociale attraverso la promozione di uno sviluppo sostenibile ed aiutare così anche l’integrazione progressiva – nel caso ad esempio dei Paesi dell’area balcanica - nell’Unione europea. E come in una specie di gioco ad incastro, tutte le iniziative nate col fine dell’integrazione del continente europeo finiscono in qualche modo per rafforzarsi vicendevolmente.



Così, si può dire che anche il fine dell’Euroregione è sì quello di consolidare la cooperazione interregionale per proteggere le risorse naturali, rafforzare la coesione sociale attraverso progetti nei settori dell’agricoltura, della pesca, del turismo e dei trasporti; di fornire una piattaforma per la cooperazione e gli scambi culturali; di contribuire allo smantellamento delle linee divisorie esistenti, ma sempre attraverso un mezzo che sembra ormai a tutti indispensabile per il raggiungimento della good governance: ovvero un giusto equilibrio di coinvolgimento – con il sostegno dei Governo nazionali e delle Istituzioni europee – dei poteri regionali e locali, che sempre più sembrano offrire la dimensione appropriata per l’ingresso (entry level) nel processo democratico.



Nonostante sia a conoscenza del fatto che il Congresso e il suo Presidente Di Stasi abbiano proseguito sulla via della costituzione di altre Euroregioni, come l’Euroregione del Mar Nero – lanciata lo scorso mese di marzo alla Conferenza di Costanza, in Romania – e il progetto di un’Euroregione del Mar Baltico. Vorrei, tuttavia, spendere qualche parola in più sull’Euroregione Adriatica che – oltre ad essere la prima nata – è anche quella che coinvolge da vicino la mia Regione, il Friuli Venezia Giulia.



Il Friuli Venezia Giulia è una regione piccola, con il suo milione e 200mila abitanti raggiunge a malapena le dimensioni demografiche di un quartiere di una metropoli; ma se mettiamo insieme le nostre regioni, le nostre città, le nostre economie, i nostri patrimoni storici, culturali, naturalistici, possiamo acquisire una dimensione complessivamente più accettabile e proponibile sullo scenario globale, vale a dire 10-12 milioni di cittadini, un’offerta turistica diversificata, mare-monti-laghi e città d’arte – ad esempio da Venezia a Graz - un’interessante rete di infrastrutture di logistica e trasporti in via di completamento, intelligenze e manodopera qualificate, centri scientifici e tecnologici di assoluto livello internazionale.



E’ questa la dimensione che potrebbe permettere a regioni come il Friuli Venezia Giulia - la cui collocazione strategica al crocevia di corridoi di traffici terrestri e marittimi e di culture (latina, germanica e slava) e di etnie e religioni (cristiane, ebrea, musulmana) costituisce già un valore aggiunto - di diventare, assieme ad altre regioni italiane ed europee, il vero motore di un nuovo futuro di sviluppo sostenibile e condiviso all’interno e all’esterno dell’Unione Europea.



Voglio concludere dando notizia a questa Assemblea dell’incontro tenutosi a Trieste lo scorso 26 maggio con il Presidente del Parlamento di Carinzia, il Presidente della Conferenza austriaca dei Parlamenti regionali, Jörg Freunschlag, con i Presidenti dell’Assemblea della Regione istriana e della Contea litoraneo-montana della repubblica di Croazia e del Consiglio regionale del Veneto nel corso del quale è stata firmata una Dichiarazione di Intenti nella quale si richiede ai rispettivi Governi nazionali e regionali di promuovere processi volti alla costituzione di forme permanenti e strutture stabili per la promozione e l’attivazione di forme di cooperazione territoriale, quali l’Euroregione.