CONFERENZA DEI PRESIDENTI
DELLE ASSEMBLEE LEGISLATIVE
DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME

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Coordinatore

07-07-2006 - Venezia, 7 luglio 2006

Seminario: Il federalismo fiscale in Italia. Prospettive politiche e problemi tecnici Intervento Presidente Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia

Questo è il primo appuntamento di una certa rilevanza che coinvolge il sistema delle Regioni per discutere delle regole istituzionali dopo il referendum costituzionale. Tutti hanno riconosciuto l’evidenza dell’esito, ma altrettanto generale è la convinzione che ora, su basi nuove e diverse da quelle finora perseguite senza esito, vada ripreso il percorso riformatore.
Il Paese ha dimostrato una attenzione, un interesse, una consapevolezza da pochi messa in conto e attesa. Tra questi non ci sono le Assemblee regionali, che, 16 su 20, hanno -anche per ragioni opposte - promosso la richiesta di referendum, per la prima volta nella storia repubblicana.
A maggior ragione è importante che oggi ci si incontri a Venezia, nella sola Regione dove – assieme alla Lombardia – ha prevalso la richiesta di conferma della riforma. Siamo qui a riprendere le fila di un ragionamento in una realtà da sempre sensibile ai temi del federalismo, di quello fiscale ora particolarmente, per costruire assieme le condizioni per una convergenza sui contenuti ma innanzitutto sul metodo della riforma.

Perché è vero che siamo in ritardo e che alcuni nodi – il federalismo fiscale introdotto nel 2001 con il nuovo articolo 119 della Costituzione – da troppo aspettano soluzione. Ma è soprattutto vero che, se non ci si mette d’accordo sul metodo, quel ritardo può solo aumentare con le conseguenze negative prevedibili.
Per queste ragioni, il seminario di oggi darà un grande contributo ad avviare quel processo che, da settembre in poi, deve consentire al Parlamento, al Governo – in sintonia forte con le Regioni, gli Enti locali e le parti sociali – di studiare l’agenda delle priorità e di trovare le strade concretamente e razionalmente(?) percorribili, sapendo resistere alla facile ma velleitaria aspirazione alla “grande riforma”, ma senza alcun minimalismo rinunciatario, in quanto c’è bisogno di incidere profondamente sulle cose.

Io sono tra coloro che considerano la Convenzione la via maestra per assicurare autorevolezza ed efficacia ad una riforma condivisa, rispettosa delle responsabilità istituzionali ma anche coerente con i principi della leale collaborazione.
Se dovesse risultare impercorribile o se si dovessero preferire altre soluzioni, è però chiaro che non si può rinunciare alle condizioni di un confronto capace di assicurare non solo il necessario consenso ma anche la individuazione delle migliori soluzioni.
Quanto al federalismo fiscale, qui non si tratta di rifare ma di attuare la riforma del 2001 e non ancora attuata. Su di essa si è fatto poco ma si è scritto molto: le idee dovrebbero essere chiare e ci si dovrebbe concentrare, invece, sulle ragioni che hanno fin qui frenato l’attuazione della riforma.
Per la verità - ed è profetico dirlo a Venezia – c’è da brindare allo scampato pericolo.
La riforma del 2005, bocciata dal referendum, conteneva due autentiche perle.
La prima introduceva all’articolo 119 il vincolo a non aumentare complessivamente la pressione fiscale, che è un autentico non-senso. Se il vincolo intendeva dire che il trasferimento di competenze da Stato a Regione deve avvenire senza aumento di costi, si tratta di una previsione pleonastica perché già prevista dalla legge ordinaria.
Se, invece, si intendeva porre un vincolo assoluto alla pressione tributaria, è di tutta evidenza che questo(ciò) avrebbe significato la umiliazione di qualsiasi autonomia fiscale per le Regioni e gli Enti locali.

La seconda era la previsione di soppressione(?) del 4° comma del(l'art.?) 116 che - dopo aver definitivamente riconosciuto e quindi "blindato" le Regioni ad autonomia speciale - introduce forme interessanti e nuove di regionalismo dinamico.
Quello a cui giustamente guarda il Veneto pensando alla aquisizione di nuove competenze, per le quali non serve scomodare l'autonomia speciale - riconosciuta con legge costituzionale - che si basa su altri presupposti e comporta vincoli e rigidità, ovviamente compensati, che credo il Veneto poco comprenda e ancora meno sarebbe disposto ad accettare.