CONFERENZA DEI PRESIDENTI
DELLE ASSEMBLEE LEGISLATIVE
DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME

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Coordinatore

22-01-2007 - Roma, 22 gennaio 2007

Intervento del Presidente Alessandro Tesini alla riunione interisituzionale per la presentazione del Rapporto sullo stato della legislazione 2006

Signori Presidenti, Ministri, onorevoli Senatori, Deputati e Colleghi,
lo scorso anno in occasione dell’inizio della VIII legislatura delle regioni a statuto ordinario, si svolse nell’aula di Montecitorio una solenne Assemblea delle elette e degli eletti con la presenza del Capo dello Stato e dei Presidenti delle due Camere. L’impegno preso allora si rinnova quest’anno di nuovo in occasione della presentazione del Rapporto sullo stato della legislazione del 2006. E’ un impegno a tenere costantemente alta l’attenzione sul ruolo delle Assemblee elettive, sui loro problemi di funzionamento e sulla cultura che esse esprimono. Questo impegno si nutre della conoscenza sul sistema che si sta progressivamente definendo tra Stato, Regioni e Unione europea, ma va oltre la discussione sul prezioso lavoro degli uffici. La tutela e valorizzazione del ruolo delle Assemblee in un sistema così complesso e dominato dal negoziato tra gli esecutivi sono il massimo e comune dovere dei Presidenti di Assemblea e delle commissioni con una specifica responsabilità istituzionale. Nel nuovo quadro questo momento di consultazione e di dialogo è dunque divenuto così importante da richiedere di uscire dalle occasioni solenni e annuali e di trovare sedi e modalità più semplici e ricorrenti.
Per le Assemblee regionali, il rafforzarsi del dialogo con il Parlamento nazionale come istituzione unitaria significa un segno tangibile dell’attenzione rivolta al loro ruolo ed alla loro funzione nel processo di trasformazione in corso e un impegno indirizzato alla loro valorizzazione e qualificazione negli snodi della vita del Paese.
E’ questo un sostegno importante, signori Presidenti, per guidare le nostre Assemblee nell’assumere con prontezza le proprie responsabilità, come la condizione per le soluzioni migliori e più efficaci ai problemi aperti. Ma la consapevolezza dei problemi più ampi della rappresentanza nel contesto nazionale può aiutare anche il Parlamento nell’affrontare i nuovi e inediti problemi che pone la sua funzione di cerniera nell’insieme dei rapporti con le autonomie e con l’Unione europea.
La democrazia non è statica, si evolve e si alimenta con la società. La democrazia parlamentare deve saperne tener conto, anche interpretando – senza cedimenti né derive populiste – i messaggi e le aspettative delle pubbliche opinioni, soprattutto quando sono severe con le Istituzioni e la loro classe dirigente. Per questo è importante coltivare, riproporre e contestualizzare la cultura della democrazia parlamentare.

A questo riguardo il ruolo delle comunità regionali e le differenziazioni e le specificità che esse contengono è assai più importante che in passato.
Questioni che oggi meglio apprezziamo quando celebriamo i cinquant’anni della firma del Trattato di Roma e siamo impegnati a fare dell’Europa la dimensione più idonea per affrontare le sfide della crescita economica, del benessere dei cittadini, della garanzia dei lori diritti, della stabilità, della sicurezza e della pace.
Il rapporto della legislazione dimostra ogni anno di più che la triangolazione Stato-Regioni-Europa ha nelle Regioni il passaggio fondamentale e in molti casi decisivo per la concreta definizione delle politiche su territorio.
Per questa ragione vi sono aspetti di rango istituzionale che attengono al buon funzionamento di un sistema sempre più integrato e correlato che devono essere affrontati attraverso il dialogo e la riflessione comune Vi sono grandi e piccole comuni questioni da risolvere nel ruolo delle Assemblee nel complessivo sistema anche per evitare risposte troppo incoerenti o inconsapevoli delle rispettive esperienze.
Per dar concretamente seguito alla disponibilità oggi manifestata dai Presidenti di entrambe le Camere propongo che - secondo le proposte da tempo avanzate dalla Conferenza delle Assemblee regionali - si possa procedere alla costituzione di un Comitato interistituzionale di consultazione sui temi dei metodi della rappresentanza, della legislazione e del funzionamento delle Assemblee. Potremo in seguito estendere l’invito a partecipare ad una rappresentanza dei parlamentari italiani presso il parlamento europeo, per includere le assemblee dei tre livelli territoriali secondo le indicazioni derivanti dal rapporto della legislazione di quest’anno. Modalità e compiti potranno essere definite attraverso un Protocollo di intesa che i Presidenti sottoscriveranno non appena essi siano stati concordemente definiti.
La proposta è di costituire un Comitato composto dai rappresentanti delle due Camere e della Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali. Il Comitato si adopererà, nello spirito di collaborazione che caratterizza le relazioni tra le nostre Assemblee, per valorizzare al massimo i comuni temi allo scopo di favorire ed assicurare scambi di esperienze sui temi delle procedure, delle buone prassi della legislazione, del funzionamento delle nostre amministrazioni.
La discussione sulle regole e sulle procedure non può essere altro rispetto a quella sui compiti e sulla missione. L’architettura dei sistemi istituzionali e le forme di governo non corrispondono ad una idea astratta delle Istituzioni, ma sono lo strumento per rappresentare e governare le comunità in ragione dei loro disegni di emancipazione e di sviluppo.
Le Regioni oggi sono corresponsabilizzate molto più di prima nel dare una crescita stabile all’economia dei loro territori, qualificare in modo competitivo i mercati del lavoro, accogliere dignitosamente ed inserire nel lavoro e nella comunità civile le popolazioni immigrate, tutelare e valorizzare l’ambiente in tutte le sue peculiarità, ordinare le autonomie locali promuovendo in tempi e modi efficaci le forme associative che garantiscano le dimensioni ottimali per la migliore organizzazione dei servizi ai costi più compatibili, promuovere le relazioni interregionali – anche di tipo transnazionale – per acquisire la massa critica indispensabile alla realizzazione delle infrastrutture e alla promozione più competitiva dei propri mercati nella economia globale.
Mi sento di tradurre così i dati che emergono dal Rapporto sulla legislazione che siamo in questo consesso chiamati ad interpretare. Se dovessi usare uno slogan direi “innovazione”. Siamo innovativi in molti settori, anche con una “tecnica legislativa” innovativa che comincia a valorizzare lo spirito e le opportunità del Titolo V e la consapevolezza che sono necessarie politiche pubbliche sempre più di ampio respiro ed agganciate a quelle europee. Abbiamo avviato - e i dati lo confermano - un riordino normativo ampissimo, organico in piena sintonia con la necessità di continuare a semplificare il sistema di riferimento. Confermiamo il consistente trend della riduzione del numero delle leggi regionali. Sia in materia sanitaria che finanziaria i vincoli di bilancio dimostrano che essi non rappresentano solo un limite all’azione regionale nella spesa ma costituiscono sempre più opportunità per la definizione di una legislazione innovativa ispirata a criteri di verifica, validazione, rendicontazione, linee guida e piani intersettoriali come elementi di carattere strutturale. Valutare per apprendere alla luce dei risultati ottenuti. In questo senso il federalismo fiscale dovrà essere una leva di trasparenza e responsabilizzazione per la crescita del nostro Paese. E non altro.
E’ vero che il rapporto non ci consegna un modello regionale, ma modelli regionali. Molto lavoro deve ancora compiersi e siamo consapevoli che la tensione deve rimanere ancora molto alta. Dovremo anche noi lavorare all’impostazione di leggi finanziarie più rispondenti alla necessità dei nostri sistemi regionali. Si tratta di operare su due piani: a) snellire la procedura e b) riequilibrare i poteri in materia di controllo e iniziativa di bilancio tra assemblee e giunte.
Le Assemblee si devono dare un profilo e comportamenti sobri per contrastare l’idea, non del tutto ingiustificata, di un ceto politico dotato di privilegi spesso non compresi dal sentire comune. Mentre si devono dotare di tutti i mezzi e di tutti gli strumenti utili a comprendere, studiare e rappresentare le comunità di riferimento, ad esercitare le proprie funzioni con tempestività, qualità e capacità di verifica.
Signori Presidenti, Colleghi,
molti ricorderanno che ad inizio della legislatura regionale, non più di un anno e mezzo fa, in questo Palazzo, nella sua sede più rappresentativa l’Aula, davanti alle massime cariche dello Stato, promuovemmo l’avvio della legislatura regionale definendo quelle che chiamammo le “sei priorità della legislatura regionale”. Credo di poter dire che alla luce dei dati di questi primi due anni di lavoro quelle priorità restano tali e su tutte stiamo lavorando alacremente con risultati che cominciano a delineare un cammino, un percorso che è partito con la redazione dei nuovi Statuti regionali.
Questa consapevolezza si alimenta e oggi trova risposta nel dialogo interistituzionale e nelle relazioni interparlamentari.