CONFERENZA DEI PRESIDENTI
DELLE ASSEMBLEE LEGISLATIVE
DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME

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Coordinatore

19-09-2006 - Roma 19 settembre 2006, palazzo del Quirinale

Discorso di saluto all'incontro della Conferenza con il Presidente delle Repubblica, Giorgio Napolitano

Il messaggio di saluto

Signor Presidente



siamo davvero lieti che abbia risposto con cortese sollecitudine al nostro invito per un incontro che non si vuole esaurire nella pur significativa circostanza protocollare.







Vogliamo confermarLe la stima personale e ribadire quanto e come la Presidenza della Repubblica sia punto di riferimento, di indirizzo e di garanzia. Essa interpreta in modo esemplare ed efficace il proprio ruolo istituzionale. Ciò ancor più necessario nei momenti di profonde e non sempre ordinate trasformazioni del Paese, della politica e delle sue Istituzioni.







E’ questa generale ed istintiva consapevolezza, Signor Presidente, che ha guidato le nostre Assemblee nell’assumere con prontezza l’iniziativa per l’elezione dei grandi elettori regionali. Per la prima volta dal 1948 ad oggi essa ha coinciso con il rinnovo del Parlamento e delle maggiori cariche della Repubblica, con il rischio di generare un ingorgo istituzionale.







Signor Presidente, pensiamo alle responsabilità da Lei ricoperte nella guida delle Assemblee parlamentari e l’impegno indirizzato alla loro valorizzazione e qualificazione negli snodi aperti dalle riforme istituzionali.







Quindi non ci è sfuggito il passaggio del suo intervento all’incontro con i Presidenti delle Regioni dove si sottolinea il ruolo delle Assemblee legislative, assimilandolo a quello del Parlamento.







La democrazia non è statica, si evolve e si alimenta con la società. La democrazia parlamentare deve saperne tener conto, anche intercettando – senza cedimenti né derive populiste – i messaggi e le aspettative delle pubbliche opinioni, soprattutto quando sono severe con le Istituzioni e la loro classe dirigente. Per questo è importante coltivare, riproporre e contestualizzare la cultura della democrazia parlamentare; trovando le occasioni, i luoghi e le opportunità per comunicare alla società, e per quanto ci riguarda alle comunità locali, i presupposti e i valori sui quali si fonda.







Signor Presidente, la preoccupazione di garantire la democrazia, senza che questa sia avvertita dalle opinioni pubbliche come un peso ed un costo eccessivi, ma anzi come la condizione per le soluzioni migliori e più efficaci ai problemi aperti, oggi trova risposta nel dialogo interistituzionale e nelle relazioni interparlamentari.







La triangolazione Stato-Regioni-Europa ha comuni questioni da risolvere e non ammette risposte sbagliate e tra loro incoerenti. Anche per questa ragione le sue esperienze e sensibilità maturate alla guida del Parlamento europeo, Signor Presidente, portano a sollecitazioni particolarmente appropriate e che oggi meglio apprezziamo quando celebriamo i cinquant’anni della firma del Trattato di Roma e siamo impegnati a fare dell’Europa la dimensione più idonea per affrontare le sfide della crescita economica, del benessere dei cittadini, della garanzia dei lori diritti, della stabilità, della sicurezza e della pace.







Signor Presidente, Lei è una alta espressione della cultura della democrazia parlamentare; ha trovato in noi interlocutori che hanno saputo capire e rispondere alla Sue proposte. In questi mesi, dopo il successo della esposizione alla Camera dei Deputati, la bella mostra “La rinascita del Parlamento” è ospitata, su iniziativa delle Assemblee regionali, in alcune grandi città non solo per essere visitata da migliaia di persone, ma anche per stimolare iniziative, studi, riflessioni e dibattiti sulle radici della Repubblica.



Crescita e coesione sociale



La collaborazione tra le Istituzioni è l’orizzonte al quale tendere dopo un lungo periodo di competizione tra loro vissuta, per diverse ragioni, quasi sempre in modi impropri.







Non sono dati sussidiarietà e federalismo in una competizione che neghi i problemi comuni, che attribuisca ad altri proprie responsabilità, che persegua il proprio successo come fine a se stesso e con obiettivi autoreferenziali.







Il patto di stabilità, prima che una tecnicalità finanziaria, è una peculiare cultura e forma di governo che si regge sui principi di responsabilità e di sussidiarietà. Crescita economica e benessere sono oggi orientati dalla promozione dei diritti di cittadinanza ancor prima che dalle variabili macro economiche: qualità del lavoro, istruzione, servizi alla persona, politiche per le famiglie, strutture per il tempo libero, conservazione e valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale, infrastrutture per la mobilità delle persone, delle merci e del sapere e reti tecnologiche.







Signor Presidente, i programmi per lo sviluppo – in questa accezione – sono indirizzati da una visione generale ed hanno responsabilità e contenuti locali.







Le Regioni affrontano la nuova stagione di riforme con questa consapevolezza e con questi obiettivi. La discussione sulle regole e sulle procedure non può essere altro rispetto a quella sui compiti e sulla missione. L’architettura dei sistemi istituzionali e le forme di governo non corrispondono ad una idea astratta delle Istituzioni, ma sono lo strumento per rappresentare e governare le comunità in ragione dei loro disegni di emancipazione e di sviluppo.







Le Regioni oggi sono corresponsabilizzate molto più di prima nel dare una crescita stabile all’economia dei loro territori, qualificare in modo competitivo i mercati del lavoro, accogliere dignitosamente ed inserire nel lavoro e nella comunità civile le popolazioni immigrate, tutelare e valorizzare l’ambiente in tutte le sue peculiarità, ordinare le autonomie locali promuovendo in tempi e modi efficaci le forme associative che garantiscano le dimensioni ottimali per la migliore organizzazione dei servizi ai costi più compatibili, promuovere le relazioni interregionali – anche di tipo transnazionale – per acquisire la massa critica indispensabile alla realizzazione delle infrastrutture e alla promozione più competitiva dei propri mercati nella economia globale.



Il percorso delle riforme



Abbiamo appena verificato, in ragione dell’ampia partecipazione al referendum costituzionale e della chiarezza dei messaggi che ne sono derivati, la maturità del Paese che, giustamente, si aspetta dalla sua classe politica decisioni e comportamenti non attendisti, ma soprattutto non incerti né contradditori. Per queste ragioni accogliamo, Signor Presidente, gli inviti che Lei ha indirizzato alle Istituzioni ed alle forze politiche a procedere con gradualità, purché in una direzione esplicitamente assunta e trovando lo strumento più adeguato per il problema posto, resistendo alla fuorviante attrazione della grande e organica riforma palingenetica.







Scontiamo, a differenza di molti nostri partner europei, un approdo inverso alla sussidiarietà ed al federalismo che – nelle democrazie avanzate – non sono il risultato di una scomposizione dello Stato unitario ma le sue premesse costitutive. Anche questo ha contrastato l’introduzione dei principi e delle regole della democrazia bipolare e dell’alternanza, ancora incompiuta e non definitiva. Le Assemblee regionali, al pari del Parlamento, sono fucina e palestra della formazione e della alimentazione di questi principi e regole.







Bipolarismo e alternanza si reggono sulla reciproca legittimazione tra maggioranza e opposizione. Solo così è possibile il confronto, se occorre anche molto aspro, sui contenuti del programma, che altrimenti deriva nelle più astratte pregiudiziali ideologiche. Ruolo e funzione dei Parlamenti a questo servono e di ciò sono garanzia e presidio autonomo ed esclusivo. Le nostre Assemblee devono garantire forme di governo fondate su questi principi. A riguardo ricordiamo quanto da Lei esposto nel Suo messaggio di giuramento davanti alle Camere perché ci sembra la sintesi migliore e ad oggi più matura sull’argomento.



Il ruolo delle Assemblee elettive delle Regioni



Le Assemblee si devono dare un profilo e comportamenti sobri per contrastare l’idea, non del tutto ingiustificata, di un ceto politico dotato di privilegi spesso non compresi dal sentire comune. Mentre si devono dotare di tutti i mezzi e di tutti gli strumenti utili a comprendere, studiare e rappresentare le comunità di riferimento, ad esercitare le proprie funzioni con tempestività, qualità e capacità di verifica. Le Assemblee devono saper dialogare, per quanto di propria competenza, con le opinioni pubbliche e le loro espressioni organizzate e devono saper costruire sistematicamente relazioni tra di loro per la messa in comune delle migliori esperienze e per affinare i rapporti necessitati dalla collaborazione interistituzionale.







A questo riguardo è esemplare la collaborazione, che dura da anni, tra le nostre Assemblee e la Camera dei Deputati. Prossimo obiettivo è quello della formalizzazione di un rapporto di programma tra le nostre Assemblee e le due Camere del Parlamento. Altrettanto stiamo cercando di fare in Europa tra la Conferenza delle Assemblee legislative europee e le Istituzioni dell’Unione. Qui non aiuta una ridondanza di sedi e luoghi di rappresentanza, che è nostro obiettivo semplificare.







Per questi motivi e per il migliore assolvimento dei compiti assegnati riteniamo debba essere affermata e responsabilizzata nei prossimi passaggi di riforma la rappresentanza della Conferenza delle Assemblee legislative regionali, espressamente per quanto attiene ai compiti ed alle funzioni di sua competenza, anche in attuazione di quanto disposto dai protocolli sulla sussidiarietà annessi al Trattato costituzionale europeo.







Signor Presidente della Repubblica, grazie ancora per questo incontro.

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